Sydness Suddeness
 

Julio Cortázar, Chi scrive i nostri libri. Lettere editoriali, edizioni sur [a cura di Giulia Zavagna; in uscita a fine agosto 2014].

 

Julio Cortázar, Chi scrive i nostri libri. Lettere editoriali, edizioni sur [a cura di Giulia Zavagna; in uscita a fine agosto 2014].

É demais, é pesado, não há paz

É demais, é pesado, não há paz

e poi, alla fine, tutto si aggiusta. 
le cose si rompono per farsi aggiustare 
le giornate le fortune gli oggetti i coglioni 
ma basta un pomeriggio ad aggiustare una settimana. 

ricordarsi di non aver avuto tutto dalla vita 
ma di aver avuto molto 
un talento una possibilità 
i soldi per un’auto 
che sarà roba materiale 
ma in questa vita materiale, serve
vale.
parlare nel pomeriggio e notare di aver…

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❝ -Ti voglio bene.
- Mi ami?
- No, però ti voglio bene.
- Dunque mi ami?
- No, quasi.
- Quindi mi vuoi benissimo, secondo me.
- Si, benissimo.
- Quali sono i livelli?
- Ti ho voluto abbastanza bene, poi bene, ora benissimo.
- Potresti dunque passare dal benissimo ad amarmi?
- E’ plausibile.
- Che differenza c’è tra benissimo e amare?
- La morte.
- La morte?
- La morte.
- Mi spieghi?
- Se ti amo voglio morire per te, tipo che ti salvo dall’incendio e muoio, se ti voglio benissimo, dipende.
- Vuoi dire che se mi trovo nell’incendio, tu oggi come oggi non saresti sicuro di sfidare le fiamme per salvarmi ed eventualmente morire arso vivo nel fuoco?
- Temo di starlo dicendo ma dovrei trovarmi nella situazione.
- Stasera io farò l’amore con un giovane uomo biondo.
- Perchè me lo dici?
- Sono sincera.
- Vuoi ingelosirmi?
- No!
- Secondo me vuoi.
- Si un po’ voglio.
- Ci sei riuscita.
- Grazie!
- Prego!
- Puoi evitare di fare l’amore con questo giovane questa sera e venire a mangiare la pizza con me?
- No, ne ho voglia.
- Lui non si lancerebbe nel fuoco per te.
- Non lo so.
- Non sto domandando, sto affermando, lui non lo farebbe.
- Come fai a saperlo?
- Lo deduco dal fatto di non aver mai conosciuto un uomo morire per amore.
- E’ una deduzione debole.
- Però ho conosciuto uomini che più lacrime non hanno.
- Se vengo a fare la pizza con te poi faremo l’amore?
- Non “a fare”, a mangiare la pizza.
- Si, mi sono sbagliata.
- E’ un lapsus.
- Dici?
- Dico.
- Non hai risposto alla mia domanda!?
- Quale?
- Dopo la pizza, l’amore?
- No!
- Perché?
- Perché se facciamo l’amore e mi piace tantissimo potrei passare dal volerti benissimo ad amarti il che sarebbe pericoloso per la mia vita.
- E’ vero, soprattutto in caso d’incendio.
- Esatto.
- Allora vado, devo farmi bella per il mio amico biondo.
- Ti amo!
- Non è vero!
- Hai ragione!
- Lo so.
- A dopo?
- A spero il più presto dei dopo. ❞

Guido Catalano

(s’intende, è robaccia. epperò si lascia piacere. come i capi vecchi a tre o cinque euro l’uno ai mercatini dell’usato. ti giustifichi dicendoti: mal che vada, li indosserò una volta o due soltanto.)

16 Luglio 2014 ♥ 4.355 note    Reblog    
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Rese, grazie

viviamo immersi nel liquido assordante di un’immensa illusione. non c’è scampo alle bugie di chi comanda questo pianeta; non c’è possibilità di riscattarsi davanti all’onnipotenza delle oligarchie. possiamo solo cercare di essere liberi a modo nostro: nel pensiero, come l’uccello Leonard Cohen sul filo della sua canzone; nella partecipazione, come Vittorio Arrigoni nella sua dimensione…

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❝ (Quattro) miliardi di uomini su questa terra, ma la mia immaginazione è uguale a prima.
Se la cava male con i grandi numeri.
Continua a commuoverla la singolarità. ❞

Wislawa Szymborska 

19 Giugno 2014 ♥ 230 note    Reblog    
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Cuoro ti dice la sua sul nuovo che avanza ›

cuoro:

Ascolta si fa sera ed ecco che Cuoro si interroga subito su argomenti di incredibile interesse per tutti, soprattutto per coloro che fanno le statistiche nelle trasmissioni del tg2 dove intervistano le vecchie e gli chiedono se è giusto che il giovane si vesta come se stesse arrivando…

19 Giugno 2014 ♥ 18 note    Reblog    
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Empty pages in a notebook Marcel Proust used to write À La Recherche du Temps Perdu. 

18 Giugno 2014 ♥ 79 note    Reblog    
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❝ I did my best, it wasn’t much
I couldn’t feel, so I tried to touch
I’ve told the truth, I didn’t come to fool you - And even though it all went wrong ❞
Giugno

bestiario:

Passo dal campetto verso le 18,20. Fra i buchi della rete ci sono sempre magliette rosse scolorite infilate nei rombi e nei quadrati di metallo, ai piedi della rete ci sono bottigliette calde di coca cola, biciclette parcheggiate sull’erba. Sulla discesa ci sono sempre solo io e il cane da caccia vecchissimo, il setter bianco e nero pelle e ossa e la scultura in bronzo del cinghiale (ancora oltre troviamo la statua in pietra a forma di leone, la palma e i cespugli potati ad animali, così ci piace); infine la casa in stile spagnolo, con il caseggiato per i campanelli. Sulla collina, nel punto più in alto, la chiesa rosa protagonista del matrimonio dei miei genitori. Smettono quasi di giocare, ogni giorno. Non sono miei ex bimbi, sono fratelli, cugini, amici e vicini di molti miei ex bimbi. Sento i commenti sul mio culo e con la coda dell’occhio vedo il pallone morire sull’angolo della rete. Sento gli sguardi sulla nuca, non sento nessuno sguardo sul culo. Mi seguono per tutta la salita e per molti metri della discesa. Parlano piano, ma sanno di essere ascoltati. Il pallone si solleva sempre di cinque o sei metri, sbatte sul cemento con quel rumore conosciuto da tutti. Sull’asfalto c’è sempre il sole. Non voglio mai andare a recuperare la palla, voglio sempre lasciarla sul cemento, spingerla di lato. “Dai, dai.Ti prego, non lo facciamo più.” Hanno 19 anni, sembrano usciti da un film. Sono magri e abbronzati, hanno bici piccole con manubri da extraterrestri. Guidano sempre senza mani, con magliette smanicate e cappellini con la visiera. Ho sempre paura di avere un tiro troppo basso, ho sempre paura di insaccare il pallone nella rete. Non sbaglio mai. Faccio sempre una smorfia, dico sorridendo qualcosa come “razza di cretini” e vedo le loro braccia sollevarsi in segno di saluto e ringraziamento. Mi salutano sempre al rallentatore.

9 Giugno 2014 ♥ 5 note    Reblog    
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Mi causano gravi disturbi gli anniversari d’ogni tipo, le ipocrisie post mortem, gli abusi di complimenti ed aggettivi altisonanti, le celebrazioni ultra inflazionate. Eppure, talvolta si fa con gioia un’eccezione.

 

Polaroids by Andrei Tarkovsky from the book Instant Light: Tarkovsky Polaroids 

28 Maggio 2014 ♥ 169 note    Reblog    
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Contraddizioni apparenti

Nel momento stesso in cui la paura ci porta a nasconderci, stiamo già coltivando anche la speranza di esser ritrovati.

#leccare

La settimana scorsa ho comprato una confezione da 8 vasetti di yogurt. La marca è una di quelle che in genere snobbo o guardo con disprezzo, persino, tanto più considerato che si tratta di una nota multinazionale alimentare. Ma cosa non ti fa fare l’esselunga, decidendo di mettere in offerta una marca anziché un’altra. Potere del marketing, che con le sue offerte da mercante ti spinge a comprare 8 vasetti di yogurt quando nel frigo ne avanzi ancora 6 della confezione comprata in precedenza, col suo relativo sconto. Tant’è che solo oggi ho inaugurato lo yogurt che esportasi in tutto il mondo. Non è un segreto: la prima cosa che faccio appena tolto il coperchio del mio vasetto, è quella di leccare avidamente lo strato di yogurt che inevitabilmente coagula sotto di esso. Ma mentre le più simpatiche e piccine aziende iogurtière del Trentino o del Südtirol sono rimaste al caro, vecchio, rassicurante coperchietto di carta stagnola ruvida come la lingua di un gatto, la multinazionale del latticino fresco ha soldi da spendere anche per studiare un packaging che faccia sembrare nuovo e assai trendy il suo yogurt magro del cazzo. Potere del marketing verso cui, in questo caso, sono fortunatamente immune, se non addirittura allergico. E così, vasetti vagamente squadrati chiusi da uno scialbo coperchietto di carta plastificata, liscia e piatta come l’acqua di una risaia in un mezzogiorno senza vento di inizio maggio. E fossimo matti, siamo una multinazionale noi, vuoi che non ci mettiamo qualche altra sirena, su quel lato interno del coperchio di finto alluminio che tu, consumatore, senz’altro leccherai? (perché lo sappiamo, che lecchi: siamo una multinazionale e studiamo le abitudini dei nostri potenziali acquirenti, noi.) E così, terminato il mio bacio francese coi fermenti lattici, sulla superficie lucida dell’interno del coperchietto sono sbucate un po’ di scritte. Al centro, la versione in bianco & nero del logo del prodotto preceduto da quel nauseante “I <3”. E i social, non ci vuoi mettere i social network, nel 2014? “Seguici su [f] [uccellino]”, sotto l’ai lov logo. E tanto per non sbagliare, sopra quest’ultimo ci mettiamo anche un bel #(omissis: col cavolo che vi faccio un favore, per quanto questo post lo leggeranno in sei o sette al massimo). 
Ma dimmi tu che cazzo di mondo, se per risparmiare un euro e mezzo di ritrovo a comprare un litro diviso per otto di uno yogurt antipatico e scipito. Dimmi tu, che cazzo di mondo, se appena alzato mi ritrovo nella mia cucina intento a leccare un hashtag.

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